Compianto su Cristo morto di A. Begarelli Chiesa di S. Agostino

“L’ARTE NON DEVE SCARTARE NIENTE E NESSUNO COME LA MISERICORDIA”

papa Francesco 

 

La valorizzazione dell’arte, nell’Annuncio rappresenta un luogo di incontro con coloro che rimangono fuori o si sono allontanati da altri circuiti ecclesiali, poichè offre uno spazio di comunicazione che integra sensibilità differenti.

L’arte sacra in special modo ci da la possibilità di raccontare i nuclei centrali della fede  in modo gratuito ed interpellante.

Attraverso la bellezza dell’opera d’arte ognuno di noi può “rileggere” la propria fede a partire dalla sua vicenda personale e allo stesso tempo arricchire e lasciarsi arricchire dal “sentire  comune /ecclesiale”, entrando a far parte,  di una Narrazione iniziata con le  Sacre Scritture.

Grazie alla catechesi con l’arte possiamo essere presi per mano ed accompagnati dolcemente ad accogliere il volto di Dio che si svela a noi in modo sempre nuovo.

 

dal vangelo di Giovanni (Gv.19, 25)

Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco tuo figlio!”. 27 Poi disse al discepolo: “Ecco tua madre!”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

 

Antonio Begarelli, Compianto su Cristo morto, 1524 – 26, Chiesa di Sant’Agostino, Modena

L’opera

L’opera in terracotta dell’artista modenese, realizzata probabilmente tra il 1524 e il 1526, nella sua composizione monumentale e a grandezza quasi naturale, ci invita ad “entrare”, ad assistere e a partecipare all’evento che si sta compiendo, “collocandoci” idealmente e spiritualmente tra i personaggi che la compongono.

L’idea di Begarelli è forse quella di permetterci di manifestare il nostro personale punto di vista di fronte al dramma della croce. Infatti i personaggi, per la loro disposizione, diversità e azione, ci offrono punti di vista differenti, angolature molteplici attraverso cui osservare e partecipare all’evento.

I personaggi

Il gruppo è composto da 8 figure di grandezza un po’ superiore al vero e osservandolo possiamo individuare: da sinistra due Marie o Pie donne, Giuseppe d’Arimatea, la Madonna con il figlio in grembo, Giovanni Evangelista, una Pia Donna , Nicodemo.

L’opera esprime la compartecipazione al dramma della croce, descritta in Mc 15,40:

attraverso il dolore composto, ma fortissimo di Maria;

la partecipazione delle Pie donne;

la forza di Giuseppe d’Arimatea che si fa carico del dramma della sepoltura accogliendo il capo abbandonato di Gesù;

il gesto delicato, discreto di Giovanni che sfiora il braccio di Maria e sembra dover imparare da lì in avanti, a prendersi cura della Madre, proprio come gli ha chiesto il Maestro.

 

Un po’ in disparte, poco più indietro c’ è Nicodemo. E’ la terza volta che, come ci riferiscono i Vangeli, Nicodemo ha a che fare in qualche modo con Gesù e sarà anche l’ultima , quella che lo cambierà per sempre, quella che lo farà decidere:” Non mi ha più fermato nulla, neppure il timore della legge dell’im­purità che vietava ogni contatto con i morti: ho deciso di lasciare ogni sicurezza per colui che mi stava rendendo finalmente libero”. (1)

 

Il corpo senza vita di Gesù, di colui che è la vita cede: cede alla terra, attraverso quel suo braccio pesante.

Maria si oppone a questo movimento, lo trattiene a sé, con un vigore che non ci si aspetterebbe mai e che soltanto una madre può possedere anche nei momenti più drammatici.

 

Commento

La partecipazione all’umanità da parte di Gesù si manifesta totalmente e pienamente nella croce e in questa ‘istantanea’. Egli che per tutta la sua vita si è ‘preso cura’ dell’uomo, ha guarito i malati, ha sfamato le folle, ha perdonato i peccatori ora è abbassato, completamente annientato.

In un gesto di totale abbandono, il suo capo poggia sul braccio di Giuseppe d’Arimatea mostrandoci l’umiltà di un Dio che si affida alla cura e alla custodia dell’uomo.

 

La rappresentazione drammatica ci vuole coinvolgere in modo vero e profondo, senza inutili sentimentalismi, ma guidati da una domanda reale: come mi pongo davanti all’amore totale di Dio che si rivela in questo abbandono definitivo? Come tocca la mia vita personale e comunitaria? Cosa hanno ‘da dire’ la mia personale sensibilità, la mia storia e le mie scelte di vita su questo mistero unico e decisivo per la storia umana di ieri e di oggi?

Ed  ancora, è invito alla sequela. Cosa significa seguire questo Gesù?