“ARTE E CORONAVIRUS” Testimoniaze da Desenzano

ARTE E CORONAVIRUS: LA BELLEZZA CHE SALVA.

Questo il titolo della quattro giorni formativa che si è svolta dal 28 al 31 agosto nella Casa di Spiritualità Mericianum a Desenzano del Garda.

La  proposta è nata nel 2013 grazie a d.Antonio Scattolini, delegato Vescovile per la pastorale dell’arte di Verona e alla sua equipe composta da persone appartenenti a diverse diocesi, la nostra compresa. L’obiettivo è quello di offrire una formazione che faccia  dialogare catechesi, bibbia, liturgia e arte secondo la ricerca di alcuni  criteri  condivisi.

Negli anni questi criteri hanno fatto nascere un vero e proprio metodo che costituisce l’accompagnamento indispensabile per l’avvio di buone pratiche di pastorale con l’arte.

Tanti sono gli  adulti provenienti dalle diocesi del Nord e del Sud, che con generosità hanno partecipato in questi anni e che hanno con passione scoperto il ministero della Bellezza.

A questo proposito desidero ricordare  le parole di papa Francesco “L’arte , oltre a essere un testimone credibile della bellezza del creato, è anche uno strumento di evangelizzazione.

Seguire Cristo non è solo una cosa vera ma anche bella, capace di riempire la vita di gioia perfino nelle difficoltà di tutti i giorni.

In questo senso la bellezza rappresenta una via per incontrare il Signore”

Maria Gabriella Romano

 

 

Anche quest’anno una parte dell’equipe dell’Ufficio Catechistico ha partecipato: ecco il racconto di Stefania Virgintino.

Il tempo dell’epidemia Covid non è una parentesi.

Questa la consapevolezza fondamentale che ha ispirato la riflessione.

Venerdì   Fr. Enzo Biemmi ci ha introdotti nella dimensione formazione attraverso i temi della fragilità (vulnerabilità, fallibilità) come esperienza umana e soglia di fede, del racconto come modalità per risignificare, curare, orientare e dell’arte nella sua essenza di  racconto speciale al tempo del coronavirus.

L’arte stessa non è una parentesi, ci ha ricordato il vescovo di Pinerolo Derio Olivero, ma un linguaggio che apre uno sguardo più ampio sul tempo che stiamo vivendo. Se siamo disposti a farci interpellare da esso, questo tempo ci offre infinite opportunità, come individui e come Chiesa. Le sue parole sono imponderabilità, sfiducia, solitudine, dolore…ma anche speranza, gratuità, relazione…

La lettera del profeta Geremia agli esiliati in Babilonia (Ger.29,1-14) proposta da sr. Grazia Papola, ci ha fatto meditare sulla possibilità di abitare questo tempo difficile come esperienza di esilio, segnato da una  sofferenza che possiamo accettare e rendere crogiuolo di vita nuova e feconda per noi e per tutti.

Nella giornata di sabato con l’aiuto di Ester Brunet e don Antonio Scattolini abbiamo affrontato il concetto di funzione terapeutica dell’arte, partendo dalla condivisione delle immagini che hanno accompagnato alcuni di noi durante il periodo del lockdown e riflettendo sul potere curativo di un’opera d’arte per l’artista stesso e per noi. Fin dall’antichità infatti la bellezza dell’arte è entrata nei luoghi di cura. Ci siamo lasciati coinvolgere dai laboratori sulla bellissima “Deposizione” di A.Van Dyck attraverso un approccio evangelico, estetico ed etico e sul telero “San Rocco risana gli appestati” di Tintoretto, immaginando di esporlo ad un pubblico di infermieri provati da un’esperienza di emergenza sanitaria.

La mattina di domenica, come le precedenti, si è aperta con la preghiera di frà Nicola Galiazzo declinata nelle parole antiche e nuove delle laude, dei salmi e della poesia, sullo sfondo dei colori di M.Rothko dal nero al rosso all’intensità della luce bianca e azzurra ed ha lasciato spazio alle parole di fr. Enzo “NON E’ UNA SINTESI…”

 

Cosa porto a casa da Desenzano?

La gioia fragile dello stare insieme con le regole del distanziamento che, nella casa preparata dalle suore per noi, si sono trasformate in gesti di cura ed attenzione gli uni per gli altri.

I racconti che ci siamo donati a vicenda, generosi e pieni di emozione che sono diventati condivisione orante.

L’arte e la bellezza che ci hanno dato gioia ed energia per tornare alle nostre case e comunità con parole di speranza.

Stefania Maria Virgintino