Vincent Van Gogh Ramo di mandorlo in fiore Febbraio 1890

 Vincent Van Gogh

Ramo di mandorlo in fiore

Febbraio 1890

olio su tela, cm 73,3 x 92,4

Amsterdam, Van Gogh Museum

 

 

L’artista

Van Gogh dipinge quest’opera in occasione della nascita, il 31 gennaio 1890  a Parigi, di suo nipote,  figlio di Theo Van Gogh e Johanna Bonger.

La nascita di questo bimbo che porta il suo nome e di cui è padrino, rappresenta per Vincent un momento di vera felicità e il pittore decide di regalare al proprio nipotino un dipinto.

Una mattina di febbraio, Vincent si trova a Saint Rémy in Provenza nello studio del suo dottore e guardando il giardino dalla finestra, rimane affascinato dalla bellezza di un albero di mandorlo che sta fiorendo nonostante le rigide temperature dell’inverno.

Decide che proprio un ramo di quel mandorlo in fiore sarà il soggetto del dipinto per il piccolo Vincent e così il 15 febbraio scrive alla madre: “Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo, da appendere nella loro camera da letto, una tela azzurro cielo, sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi”.

Van Gogh ripete il soggetto tante volte, minuziosamente e con cura, cercando di cogliere un attimo preciso di eterna bellezza: “il ramo di mandorlo è, forse, il dipinto migliore che ho fatto, quello a cui ho lavorato con più pazienza e con più calma”.

Con quei fiori delicati e meravigliosi, non esiste altro albero capace di raccontare così bene le forti emozioni che prova: un affetto profondo e una gratitudine immensa per il dono ricevuto di una nuova vita.

La felicità che esprime questa tela non si ritrova in nessun’altra sua opera.

In quel momento il ramo di mandorlo con i suoi fiori rappresenta il primo accenno di primavera e con essa la speranza di una stagione della vita che può riportare serenità.

Una serenità che purtroppo non arriva: Vincent muore solo pochi mesi dopo la nascita del bimbo.

Vincent Willem, però, vive circondato dalla bellezza delle opere dello zio, respirando un sentimento di grande amore e ricambia questo sentimento attraverso la fondazione del Museo Van Gogh di Amsterdam nel 1973.

 

L’opera

Lo sfondo turchese di un cielo brillante, limpido e sereno.

I  colori dominanti, il bianco, il verde e l’azzurro, appaiono intensi e profondi. Il colore è puro e pieno di materia.

Protagonista del dipinto una porzione di pochi rami rigogliosi di un mandorlo in fiore.

I fiori bianchi, creati con pennellate spesse, sono eseguiti con grande cura uno ad uno e illuminano la tela, catturando lo sguardo dello spettatore.

Il contorno dei rami è marcato da linee di colore verde e di colore marrone.

Sulla tela vengono rappresentati fedelmente tutti i nodi e i grovigli dei rami attraverso l’utilizzo del colore, senza prospettiva, mantenendo quell’eleganza della bidimensionalità tipica delle stampe giapponesi.

 

Nel periodo tardo invernale, quando i raggi del sole riprendono ad accarezzare la terra e le giornate si fanno più tiepide, il mandorlo fiorisce.

La sua gemma è bellissima e delicata; la sua fioritura fugace segna l’inizio della primavera, la ripresa della vita.

Il grigio, colore dominante dell’inverno, lascia il posto all’azzurro intenso e tutto appare più luminoso e colorato.

Si tratta di un miracolo che ogni anno si rinnova e che apre a desideri di rinascita e di speranza.

La bellezza di questo ramo fiorito dura poco tempo ma grazie all’opera dell’artista rimane come un dono eterno.

 

 

“La gioia del vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento.

Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EG)

Non esiste storia personale che non possa essere raggiunta dall’annuncio gioioso del Vangelo, non esiste annuncio di Vangelo che non possa essere riascoltato e ricompreso numerose e differenti volte da ognuno di noi.

“Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché «nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore”.EG

 

Le nostre comunità hanno bisogno di abbandonare i grigiori del “si è fatto sempre così” lasciandosi  illuminare e scaldare da  prassi  rinnovate vissute, secondo il criterio dell’amore e della  gioia del vangelo.

Un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice. In realtà, il suo centro e la sua essenza è sempre lo stesso: il Dio che ha manifestato il suo immenso amore in Cristo morto e risorto. Egli rende i suoi fedeli sempre nuovi, quantunque siano anziani, riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40,31). Cristo è il «Vangelo eterno» (Ap 14,6), ed è «lo stesso ieri e oggi e per sempre» (Eb 13,8), ma la sua ricchezza e la sua bellezza sono inesauribili. Egli è sempre giovane e fonte costante di novità.

 

 

Il mandorlo piccole attenzioni quotidiane

 

Pesanti gocce d’acqua sopra i rami, il prato controvento nella brina, l’erba tenta una crescita e, fra un po’, si sveglierà alla luce.

Fa freddo, eppure senti primavera nell’alba che ti rende pronto alla realtà di ogni attimo.

Il profeta Geremia non sa spiegare ai suoi contemporanei la tragedia di distruzione, di deportazione e di sfruttamento che il suo popolo vive. Dio gli chiede: “Cosa vedi?” “Un ramo di mandorlo” risponde. “Hai visto bene perché io vigilo affinché si realizzi tutto quel che dico”.

C’è un gioco di parole nel nome del mandorlo in ebraico shaked e soked che significa vigilare, essere attenti.

È tempo di carestia e di crisi, ma mi è chiesto di guardare nel giardino, osservare il mandorlo e attendere la sua fioritura precoce che dà il primo annuncio di primavera e sentire il profumo del nespolo che inizia a novembre e termina a febbraio.

In questo inverno di aridità, in questo arido furore che impedisce al nostro cuore di reagire a un profumo, il mandorlo e il nespolo sono fragili ali su deserti, piccoli semi di speranza sul disperare umano.

Il ramo di mandorlo mi indica che fuori delle secche della rassegnazione devo farmi umile cercatore di segni di speranza, di tentativi, di ridare tensione di vento alle vele ammainate.

La vigilanza è la presa di coscienza dell’interno e silenzioso cammino, è l’accettazione del proprio personale compito nella nostra avventura.

La vigilanza è un lavoro di svuotamento per conservare qualcosa, gli si deve far spazio intorno affinché il nostro io si faccia desiderio e bisogno nella profondità complessa che abbiamo dentro.

Invece di maledire il buio, ringrazio di avere accanto in questo inverno il mandorlo e il profumo del nespolo, segni che mi gridano forte che nessun sentiero è chiuso nella propria polvere.

A questi due pellegrini di senso, chiedo una quieta e intelligente attenzione.

Spesso mi sento come un albero d’inverno, dentro brucio come il fuoco. Una profonda malinconia contenta, fino a sentirmi commosso nello scoprire che il mondo non può esistere senza questi miracoli e che è pur sempre un prodigio sperare.

 

Luigi Verdi

Il mandorlo piccole attenzioni quotidiane

Romena